Regione Campania, indagato il governatore De Luca

Configurato per il presidente De Luca il reato  previsto dall’articolo 319 quater del codice penale.

 

Certo che le battaglie nel “far west” del Presidente “Sceriffo”, Antonio De Luca,  non finiscono mai.

Scandali, inchieste, dimissioni, corruzione perseguitano l’ex sindaco di Salerno, che, nonostante tutte le preoccupazioni, scaturenti dal discusso ruolo che riveste, affronta sempre e comunque “A TESTA ALTA” ogni situazione, malgrado la sua fresca iscrizione nel registro degli indagati, per la violazione dell’articolo 319 quater del codice penale, che configura come reato l’azione “di chi, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità”.

Da qualche giorno, nonostante l’anomalo caldo che investe la nostra regione, una strana aria di tempesta, soffiata dalla Procura di Roma, investe i corridoi di Palazzo Santa Lucia.

L’inchiesta, che aveva già coinvolto Carmelo Mastursi, braccio destro di De Luca, capo della segreteria del Presidente, formalmente dimessosi dal suo ruolo per motivi personali, ma accusato di rivelazione di segreto di ufficio e corruzione, sta travolgendo numerosi protagonisti della sanità, della politica e della giustizia campana.

Indagati dalla Procura, anche il giudice del Tribunale civile di Napoli, Anna Scognamiglio, che il 22 luglio scorso reintegrò De Luca, sospeso per l’applicazione della legge Severino, nel ruolo di governatore della Regione Campania e suo marito, Guglielmo Manna, manager della sanità, che, intercettato al telefono,  in cambio dell’intervento della moglie nella questione De Luca Presidente,  avrebbe intrapreso una compavendita di incarichi e favori all’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon.

Insieme con Manna altre tre persone sarebbero coinvolte, due infermieri, Giorgio Poziello, Gianfranco Brancaccio e Giuseppe Vetrano, segretario regionale organizzativo del Pd.

De Luca, dal canto suo, si dichiara vittima di “massacro mediatico, barbaria e oltraggio alla stato di diritto”.

Non ci resta che aspettare il suo appello alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.

Genny Gerbase

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