Intervista a Tonino Luppino, noto speaker radiofonico e giornalista saprese

foto gentilmente concessa
Conferita a Luppino la benemerenza onoraria
Nell’era dei social media e dell’informazione continua, riflettere sulle radio libere può sembrare un tuffo nostalgico nel passato. Le questioni che venivano affrontate in quegli anni, come l’indipendenza, il pluralismo e il legame con il territorio, sono ancora fortemente attuali. Per esplorare l’eredità di quel periodo e capire quali insegnamenti possiamo trarne, ho avuto il privilegio d’intervistare Tonino Luppino, storico speaker radiofonico e giornalista recentemente premiato. È stato il primo radiocronista al mondo a intervistare Papa Karol Wojtyla e lo ha fatto dopo appena tre mesi dall’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II. Luppino è una consolidata figura di spicco delle radio locali sin dagli anni settanta. Continuate a leggere per scoprire cosa ha condiviso con i lettori di Trekking TV.

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Quali erano le tematiche e le notizie che occupavano più spazio nelle radio libere? Quella delle radio libere degli anni settanta fu una magica e indimenticabile stagione di libertà che caratterizzó dal punto di vista sociale, politico e culturale i decenni a venire. Quindi fu un fenomeno importante nella storia italiana. Entrarono subito nel cuore della gente e proliferarono subito dopo la storica e rivoluzionaria sentenza n. 202 della Corte Costituzionale che liberalizzó l’etere e fece uscire dalla clandestinità noi pirati-pionieri delle radio libere degli anni settanta. Esse davano voce ai “senza voce” ed erano molto impegnate nel sociale. Ricordo che noi di Radio Sapri, prima che l’Ospedale di Sapri aprisse i battenti dopo una rivoluzione popolare nell’estate del 1979, facemmo tanti appelli per la richiesta di sangue e raccogliemmo fondi per i meno abbienti. Mandavamo in onda radiogiornali interessanti e dibattiti accesi sulle problematiche dei vari territori.
Cosa è andato perso e cosa, invece, è stato salvato e tramandato dall’esperienza delle radio libere? Credo che si sia perso lo spirito che animava le radio libere e i loro giovani conduttori. Oggi le radio sono troppo commerciali e, con le dovute eccezioni, vedi – Radio di Roma – non garantiscono un’informazione libera e oserei dire “barricadiera”. Certo, i tempi sono cambiati, ma diciamo che è stato tramandato un nuovo modello di comunicazione, più partecipativo, con nuove forme di espressione.
Se dovesse spiegare ai futuri giornalisti di oggi perché quell’esperienza è stata così fondamentale per la sua crescita, cosa direbbe loro? Ai futuri giornalisti di oggi direi di garantire innanzitutto l’obiettività e la completezza dell’informazione. Poi di raccontare fatti e misfatti senza lasciarsi intimidire dalle solite pressioni di politici e potentati economici. E, infine, di usare toni sempre sereni, senza offendere, ma incisivi, al fine di onorare la libertà di espressione, solennemente sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.
Com’è cambiata la tipologia di programmi trasmessi dalle radio libere dagli anni ‘70 a oggi? Le radio libere rivoluzionarono il panorama radiofonico italiano con un modello di comunicazione più democratico e soprattutto partecipativo. Oggi, le radio, evolute in emittenti professionali, multimediali e orientate ai trend social, hanno adattato i loro programmi alle esigenze del pubblico. Il palinsesto è strutturato con focus su hit musicali virali, interazione in tempo reale e fruizione digitale. Quindi, si è passati dalle origini ribelli alla professionalizzazione, dalla controinformazione alle news di flusso.
Potrebbe raccontarci come ha vissuto l’esperienza della premiazione e quale messaggio spera che questo premio possa trasmettere alla nuova generazione di giornalisti? La Benemerenza Onoraria conferitami a Roma nel corso del “Radio Day” svoltosi nella Sala della Stampa Estera di Palazzo Grazioli, alla presenza della principessa Elettra figlia di Guglielmo Marconi, ha suggellato la mia attività cinquantennale di giornalista, conduttore radiotelevisivo e direttore di due radio e due TV locali, spesa, con tanta passione civile, nell’interesse delle varie comunità territoriali. Una grande soddisfazione che vale a far comprendere alla nuova generazione di giornalisti che, quando c’è la passione nel proprio lavoro, prima o poi si raggiungono ottimi risultati e si vivono momenti magici, come quelli che ho vissuto io di recente a Roma.
Un sentito ringraziamento ad Antonio Luppino per aver condiviso con tanta generosità non solo una parte fondamentale della sua esperienza professionale, ma soprattutto per il suo prezioso contributo alla memoria storica che merita di essere preservata e tramandata. A presto readers!
Di Michaela Alfano
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