Una chiacchierata con Emanuele Ruzza, doppiatore di Jacob Elordi e Superman

Emanuele Ruzza,
foto gentilmente concessa

Quando il talento dà voce ai personaggi che amiamo

Oggi ho il grandissimo piacere di ospitare nella mia rubrica Emanuele Ruzza, nato a Roma il 2 novembre 1986: oltre a essere un ottimo attore, è anche un doppiatore molto apprezzato e di grande successo. Ha vinto il premio “Andrea Quartana” al Romics 2017 ed è il doppiatore italiano di Jacob Elordi in diversi film: The Kissing Booth, Saltburn ed Euphoria. Per il momento non è ancora stato coinvolto nel doppiaggio di Elordi nel thriller post-apocalittico The Dog Stars; nel trailer, infatti, non è lui.
Ha inoltre dato voce a tanti personaggi importanti, tra cui David Corenswet (Superman), Lord Anthony (Bridgerton), Fiyero (Wicked), Vincenzo Cassano (Vincenzo), Capo Hong (Hometown Cha-Cha-Cha), Tatewaki Kuno (Ranma ½), Miguel O’Hara (Spider-Man: Across the Spider-Verse), Jaco (Dragon Ball Z), Takao Akizuki (Il giardino delle parole), Tomoya Serizawa (Suzume), e molti altri ancora.

Emanuele Ruzza durante la consegna del premio “Andrea Quartana”,
foto gentilmente concessa

Emanuele Ruzza ha recentemente preso parte, per la prima volta, a un cortometraggio nei panni di cosplayer, interpretando Gustave in Clair Obscur: Expedition 33, il tributo cinematografico realizzato dal videomaker Alessandro Ungheri.
L’attore ha raccontato di essere rimasto affascinato dalle competenze degli altri e di vedere nelle qualità altrui un modo per avvicinarsi a nuove realtà.
Attorno al videogioco c’era grande interesse e, grazie a Ungheri e alla forte somiglianza con il personaggio, Ruzza ha accettato di interpretare il ruolo, vivendo l’esperienza come una sorta di live action e preparandosi, come sempre, con grande attenzione.
Ma è il momento di conoscere meglio il suo lavoro, creativo e appassionante: continuate a leggere questa interessante intervista!

Emanuele Ruzza,
foto gentilmente concessa

Parlando di Euphoria, c’è una scena, magari uno dei diverbi più accesi che Nate ha con Cal, Maddy o Cassie, che durante il doppiaggio le ha richiesto un coinvolgimento emotivo più forte? E, senza fare spoiler, cosa dobbiamo aspettarci per l’evoluzione vocale di Nate nella terza stagione? Ci sono state diverse scene particolarmente intense, ma sicuramente quelle tra Nate e suo padre Cal hanno avuto bisogno di un coinvolgimento emotivo più profondo. In quelle sequenze c’è una stratificazione molto forte: rabbia, frustrazione, ma anche un bisogno disperato di considerazione. Durante il doppiaggio ho cercato di non fermarmi alla superficie della violenza verbale, ma di lavorare sulle crepe emotive del personaggio, su ciò che non dice. Per quanto riguarda la terza stagione, senza fare spoiler, sarà interessante osservare un’evoluzione vocale e di pensiero più consapevole: Nate è un personaggio che cambia e, con lui, cambia anche il modo in cui usa la voce, meno istintivo in alcuni momenti, più controllato… e proprio per questo, potenzialmente più inquietante.

Dopo Euphoria e Saltburn, il pubblico italiano associa ormai la sua voce al volto di Elordi. Che cosa apprezza di più della recitazione originale dell’attore? E quando le dicono che è un peccato non averla sentita doppiare Jacob in Wuthering Heights, che effetto le fa? Quello che apprezzo di più della recitazione di Jacob Elordi è la sua capacità di lavorare per sottrazione. Ha una presenza scenica molto forte, ma non è mai urlata spesso comunica tantissimo con piccoli dettagli, uno sguardo, una pausa. Questo, per un doppiatore rappresenta sia una sfida che un grande stimolo, perché ti costringe a essere altrettanto preciso e misurato. Quando mi dicono che è un peccato non averlo doppiato anche in Cime Tempestose, lo prendo come un bellissimo complimento. Significa che si è instaurato un legame tra la mia voce e il suo volto, ed è sempre qualcosa che mi fa molto piacere. Poi, nel nostro lavoro, le dinamiche sono tantissime e non sempre è possibile seguire un attore in ogni progetto.

Abbiamo accennato al suo lavoro di doppiaggio in Saltburn: che cosa pensa del personaggio di Felix? E, dal punto di vista vocale, che differenze ha costruito tra il tono pensato per Nate Jacobs e quello che ha modellato per Felix Catton? Felix è un personaggio affascinante proprio per la sua apparente leggerezza. È luminoso, magnetico, ma anche sfuggente. Mi ha colpito il fatto che non sembri mai completamente afferrabile ed è qualcosa che ho cercato di restituire anche vocalmente. Rispetto a Nate Jacobs, Felix è costruito su un’energia completamente diversa: Nate ha una tensione interna costante, una rigidità che si riflette anche nel tono, spesso più trattenuto e tagliente. Felix, invece, è più aperto, arioso, quasi solare nel modo di parlare. Ho lavorato su una voce più morbida, meno compressa, con un respiro più libero, proprio per creare questo contrasto netto tra i due.

Non è solo la voce italiana dei personaggi di Jacob Elordi, ma anche di Superman, Anthony Bridgerton, Vincenzo, Capo Hong e molti altri. Tra tutti questi, ce n’è uno a cui si sente particolarmente legato o che ama doppiare più degli altri? E poi la domanda che probabilmente le fanno più spesso: ha mai incontrato qualcuno degli attori che doppia? É difficile sceglierne uno solo, perché ognuno lascia qualcosa. Superman, ad esempio, ha un valore simbolico fortissimo per me: rappresenta un immaginario con cui siamo cresciuti tutti e poterci mettere la voce è una grande responsabilità, ma anche un privilegio. Allo stesso tempo, Nate Jacobs è un personaggio pieno di sfaccettature interessanti, quindi sicuramente ha un posto speciale nel mio cuore. Per quanto riguarda gli incontri, purtroppo capita raramente. Il nostro è un lavoro invisibile ed è giusto che rimanga tale per mantenere intatta la sua magia illusoria. Però il bello è proprio riuscire a entrare in sintonia con un attore anche a distanza, solo attraverso il suo lavoro.

Se potesse scegliere un personaggio, d’animazione o del piccolo e grande schermo, a cui prestare la voce, quale sarebbe il suo “ruolo dei sogni”? La ringrazio davvero di cuore per aver accettato il mio invito: è stato un vero onore poterla intervistare. Se vuole, può salutare i lettori con una delle frasi che ha doppiato e a cui tiene di più. Se potessi scegliere, mi piacerebbe moltissimo doppiare un personaggio come James Bond, magari in una sua nuova versione psicologicamente più complessa. È uno di quei ruoli che ti legano molto al grande pubblico. E, per salutare i lettori, scelgo una frase di Superman che porto sempre con me: “Io sono umano come chiunque altro, io amo, io ho paura. Mi sveglio ogni mattina e, malgrado io non sappia cosa fare, provo a fare un passo dopo l’altro e cerco di prendere le migliori decisioni che posso.”

Qual è il personaggio che non riuscite a immaginare senza la voce di Emanuele Ruzza? A presto readers!

Di Michaela Alfano

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